Nel freddo pomeriggio del 16 gennaio 1976 viene costituita, presso lo studio del Notaio Gaspare Spedale di Alcamo, la Cooperativa Artistica “Compagnia Piccolo Teatro”. Ne fanno parte un gruppo di giovani che hanno in comune la passione per il teatro e molti di loro hanno alle spalle una ricca esperienza nelle Filodrammatiche parrocchiali, all’epoca molto attive. Con il Piccolo Teatro la “voglia di fare teatro” diventa qualcosa di più di un semplice divertimento; infatti, accanto all’immancabile entusiasmo che anima i Filodrammatici, matura un atteggiamento che porta gli intraprendenti soci della Cooperativa ad approcciarsi all’attività teatrale in modo sempre più consapevole, sempre più professionale.

Le prime rappresentazioni vedono in scena molti attori, una cinquantina, il più anziano dei quali non ha più di venticinque anni, per cui vi è necessità di abbondanti trucchi per invecchiare gli interpreti.

Imponente la messa in scena di “Bruto figlio di Cesare” con le scenografie di Steno Artale e Salvatore Tartamella, e la maestosità dei costumi che contrasta con la recitazione volitiva, ma acerba dei giovani attori.

Nel secondo e terzo anno di attività, oltre ai testi dialettali, che sono sempre di grande presa sul pubblico, vengono portati in scena “Il Malato immaginario” e “Il Borghese gentiluomo” di Molière, “La cantatrice calva” di Eugene Ionesco.

Passo dopo passo, i giovani attori cominciano a sperimentare le difficoltà dei vari generi teatrali e ad acquisire una sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi espressivi.

Nei due anni successivi la sfida, verso traguardi artistici sempre più impegnativi, continua con le due opere di Luigi Pirandello “Così è se vi pare” e “Vestire gli ignudi” e per la prima volta oltre ai testi dialettali siciliani vengono inserite compagnie esterne, tra cui furoreggia “Non ibernar Bernarda” con Isabella Biagini, Tullio Solenghi e Martufello. È in tal modo che i più grandi interpreti del Teatro italiano giungono al nostro “Teatro Euro”, oggi “Cielo d’Alcamo”.

Anche il “Piccolo Teatro” prova a far sentire la propria “voce teatrale” e, pur sempre al suo livello, a far conoscere alle città vicine il proprio talento, portando sulla scena del Teatro Ariston di Trapani “Bruto figlio di Cesare” e nel suggestivo scenario di Villa Margherita “Il Malato immaginario”, nell’ambito del “Luglio Musicale Trapanese”.

Di notevole spicco anche la commedia musicale “Palcoscenico 2000” di Giacomo Romano Davare, con le coreografie di Finella Mirto; successivamente tale commedia si trasforma in una nuova edizione intitolata “Il Favo delle api” e viene portata a Roma, al Teatro Aurora, nella quale accanto agli attori del “Piccolo Teatro” recitano e ballano professionisti, questi ultimi diretti dal coreografo della Rai, Tony Ventura.

Il pubblico, sempre più numeroso ed esigente, comincia ad apprezzare agli attori del “Piccolo Teatro” non solo nelle opere brillanti, come “L’eredità dello zio buonanima” di Antonio Russo Giusti e “U paraninfu” di Luigi Capuana, ma anche in commedie impegnate, come le pirandelliane “Così è se vi pare” e “Vestire gli ignudi”

Questi sono gli anni in cui la Cooperativa intraprende anche un cammino di grande collaborazione con le scuole, riservando agli studenti memorabili matineè teatrali. In questo primo quinquennio, e fino al 1989, il Cine-Teatro Euro veniva gestito da privati che puntavano maggiormente sugli spettacoli cinematografici, per cui le rappresentazioni teatrali si svolgevano di martedì o mercoledì e per una sola serata, considerato l’elevato costo dell’affitto che nel 1976 sfiorava il milione delle “care” lire.

Malgrado la concomitanza di attesissime partite di Coppa dei Campioni, non era raro vedere gremiti gli, allora, ottocento posti, ridotti a seicento per motivi di sicurezza in occasione della ristrutturazione.

Negli anni dell’Italia calcistica campione del mondo di Spagna 1982, il “Piccolo Teatro” si cimenta in opere di notevole spessore, come “Il piacere dell’onestà” di Luigi Pirandello e “Uno sguardo al ponte” di Arthur Miller, quest’ultima riproposta nel…secolo successivo.

Sono gli anni in cui si possono ammirare i maggiori mostri sacri del teatro nazionale, come Aldo e Carlo Giuffrè, Enrico Maria Salerno, Luigi De Filippo, Paola Quattrini, Stefano Satta Flores, Gianni Agus, Orazio Orlando, Renzo Montagnani, Paola Borboni e Lando Buzzanca, tanto per citarne alcuni.

Nello stesso periodo la Compagnia si cimenta nella produzione di opere che sono considerate “patrimonio riconosciuto della cultura teatrale siciliana”, con approcci altresì sempre più convinti e riusciti verso le commedie di Luigi Pirandello e di Eduardo De Filippo, alternando quindi le opere dialettali a quelle in lingua.

Appare evidente l’interesse del “Piccolo Teatro” nei riguardi del genere “musical” e in tal senso la partecipazione alla rassegna 83/84 di Tony Cucchiara, con un messaggio sociale in “salsa” folk, costituisce un fiore all’occhiello nel palmarès della Cooperativa. In quegli anni si fa sentire sempre più l’esigenza di costruire una stagione teatrale a misura di spettatore, con l’intento però di sprovincializzare, sempre più, il prodotto da offrire allo stesso.

Nel frattempo approdano molti giovani desiderosi di cimentarsi su un vero palcoscenico con il loro coraggio e con le loro paure.

Emblematica l’attrice che dimentica la parte e con naturalezza si rivolge al pubblico e, spiazzandolo, esclama: “Scusate, ho sbagliato! Ricomincio da capo!”.

Nella seconda metà degli anni ottanta, oltre agli spettacoli prodotti dal “Piccolo Teatro”, come “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello e le opere brillanti, quali “La fortuna con l’Effe maiuscola” di Eduardo De Filippo e “L’Avaro” di Molière, spiccano due eventi particolari: l’arrivo delle “Folies Begeres de Paris”, spettacolo che richiamò molti spettatori giovani e meno giovani per vedere, per la prima volta ad Alcamo le riviste con le ballerine a seno nudo, e le strepitose interpretazioni di Mario Scaccia, Pietro De Vico e Fiorenzo Fiorentini nell’”Aspettando Godot” di Samuel Beckett; a quest’ultima rappresentazione è legata, nel nostro ricordo, una frase senza dubbio sintomatica di una nostra cara abbonata, la quale, alla fine dello spettacolo messo in scena, riconosciuto simbolo del teatro dell’assurdo, confessava con ingenuo candore alle amiche: “Non ho capito niente, però è stato bello!”.

Nel 1989, a conclusione della stagione, il “Piccolo Teatro” porta in scena “L’Avaro” di Molière, che sarà anche l’ultima rappresentazione prima della chiusura del “Teatro Euro”, per la ristrutturazione e per l’adeguamento dei locali alle normative di sicurezza.

Con un nostro velo di malinconia i lavori dureranno otto lunghi anni! Ma l’attività teatrale per fortuna continua con immutato impegno, effettuando spettacoli nei vari piccoli teatri cittadini, parrocchiali e non (S. Maria, Anime Sante, Istituto Tecnico, Scuola Media Nino Navarra) e spazi estivi in giro per la provincia: Arena delle Rose e Teatro Apollo di Castellammare del Golfo, Villa Margherita di Trapani, San Vito Lo Capo, Anfiteatro San Barbara di Valderice, etc…

Era quanto mai incoraggiante, in una fase di frequenti trasferte, essere spesso supportati da numerosi alcamesi che seguivano anche fuori le mura amiche la…squadra del cuore.

È anche un periodo di intensa collaborazione con vari istituti scolastici alcamesi, con i quali vengono approntati laboratori teatrali e messi in scena in particolare “I sogni in palcoscenico” con l’Istituto Magistrale, “Papà Camillo” di Ivana Bertoletti, “Lazzaretti e lazzariati” di Nino Mignemi e “Il malato immaginario” di Molière con l’Istituto Tecnico “Girolamo Caruso”.

Nel dicembre del 1997, finalmente, riapre il “Teatro Euro” e si ritorna con l’opera di Nato Stabile “Lu cori nun ‘nvecchia” e “Lu sapiti com’è” di Sabato Agnetta.

La tanto agognata fruibilità dell’Euro consente alla Cooperativa una programmazione delle stagioni più serena e ai cast della stessa, nelle immediate vigilie dei debutti, di provare sulle tavole di un vero palcoscenico.

Anche in questi anni, grazie al “Piccolo Teatro”, sono ospiti dell’Euro veterani del Teatro nazionale; citiamo per tutti Lauretta Masiero, Valeria Valeri e Nino Castelnuovo, nonché le stelle dei varietà televisivi del sabato sera come Gianfranco D’Angelo, Pippo Franco e Gianfranco Jannuzzo, quest’ultimo splendido solista dopo essere stato per anni “spalla” del grande Gino Bramieri.

Da non dimenticare attori nostrani, vere maschere di sicilianità, che di lì a poco sarebbero diventati insostituibili in ruoli di fiction televisive di grande impatto sul pubblico; parliamo di Tuccio Musumeci, Luigi Maria Burruano, Gilberto Idonea e Marcello Perracchio.

Ma non è solo “CHI VIENE”, ma soprattutto “CON CHE COSA VIENE” che sancisce una qualità mai sfiorata in Città. E il ricordo va subito a Shakespeare, portato in scena da Lando Buzzanca e da una…”magnaniana” Caterina Costantini ne “La bisbetica domata”, e a Vitaliano Brancati con “Una donna di casa” con interpreti Paola Gassman e Ugo Pagliai.

La ricerca di generi teatrali sempre più variegati impegna la direzione artistica della nostra Cooperativa in un certosino lavoro di scelta tra le compagnie del circuito nazionale.

All’alba del terzo millennio, il “Piccolo Teatro” spazia tra i vari filoni cercando di soddisfare le esigenze del pubblico alcamese.

Da un sempreverde Giorgio Albertazzi e da una giunonica Valeria Marini lo spettatore riceve una lezione di teatro d’altri tempi che evoca luccicanti paillettes e malinconiche canzoni sullo sfondo oscuro della “grande guerra”.

Dall’impegnato al leggero, dal musicale al brillante è tutto un susseguirsi incalzante che la memoria snocciola spingendo a ricordare un prestigiatore del trasformismo come Manlio Dovì, un testimone autoctono della sceneggiata napoletana con Nino D’Angelo o, ancora, equilibristi spettacolari di sceneggiature tipicamente all’inglese come Zuzzurro e Gaspare.

Tanti e tanti altri meriterebbero una doverosa citazione, ma tutti hanno un comune denominatore, che è il sentimento di gratitudine per il grande senso di ospitalità mostrato dal “Piccolo Teatro” e da un caloroso “rispettabile pubblico” alcamese.

Anche questo è stato, ed è il “Piccolo Teatro”; azienda sana e scuola di vita con un occhio attento alle giovani generazioni per un ricambio indispensabile e continuo.

Come in ogni vivaio che si rispetti, anche nel Piccolo Teatro cresce il talento di artisti genuini. Ci piace citare, tra gli altri, Nato Stabile, autore sensibile e accorato di “Lu cori nun ‘nvecchia” e “Accadde tutto in canonica”; commedie che, seppur con soggetti diversi, sono legate ad un filo sottile ma forte e toccano, con dentro il sapore del sorriso, coscienza e sentimento dell’uomo verso l’uomo.

L’avventura iniziale di quei “giovani nel 1976” diventa negli anni una solida realtà che è sempre più visibile in “palcoscenici” culturali prestigiosi quali il “Premio Scopello” del 1996 cui il “Piccolo” viene chiamato in un contesto suggestivo ripreso dalle Reti televisive nazionali.

Significativa è la partecipazione alla Giornata degli Artisti che nel 1999 ha avuto il suo culmine nell’austero scenario della Basilica S.S. Maria Assunta di Alcamo.

E se a distanza di poco tempo due attori del “Piccolo Teatro”, Giacomo Risico nel 1996 come migliore attore caratterista in “Accadde tutto in canonica” e Peppe Stabile nel 1998 come migliore attore protagonista ne “Lu cori nun ‘nvecchia”, vengono insigniti a Casteltermini con il premio “Enzo Di Pisa”, ideato e voluto dal famoso Michele Guardì, vuole significare non soltanto la riconosciuta bravura dei due navigati interpreti, ma anche la capacità comunicativa di un autore coinvolgente nell’immediatezza del messaggio sceneggiato.

Nel “Piccolo Teatro” comincia a mettersi in luce un poco più che ventenne Antonio Pandolfo che esordisce nel 1994 interpretando il personaggio di Musciello nel “Non è vero ma ci credo” di Peppino De Filippo.

Piano piano, il “Piccolo Teatro” accompagna Antonio Pandolfo, che ha dentro la volontà di riuscire, in un percorso artistico sempre più impegnativo.

Dall’esilarante e amabile “Enricuccio” in “La fortuna con l’Effe maiuscola”, fino ad arrivare a “il ladro di cassateddi”, audace scommessa vinta dal “Piccolo Teatro” che inserisce in rassegna un giovanissimo Pandolfo in un “cabareteatro” per soli e veri “ONE MAN SHOW”, comincia a snodarsi una carriera che merita platee sempre più prestigiose.

Il “Piccolo Teatro” organizza anche, per due stagioni, memorabili rassegne estive con la partecipazione di rinomate compagnie semiprofessioniste provenienti da tutta la Sicilia, usufruendo degli spazi all’interno del Collegio dei Gesuiti, già adibito ad arena cinematografica nelle oziose estati alcamesi degli anni ’60. Nel più recente passato, siamo già nell’appena trascorso 2005, la Compagnia del “Piccolo Teatro” partecipa con successo alla rassegna del Teatro Amatoriale “Città di Salemi” che premia Loredana Trovato migliore attrice non protagonista in “Fiat Voluntas Dei”.

Il “Piccolo Teatro” così diventa sempre meno piccolo e pensa in grande con uno spirito di gruppo che cerca sempre di superarsi, ottimizzando le scenografie, con costumi accurati e trucchi che esaltano le caratterizzazioni, non tralasciando mai le musiche sempre appropriate e suggestive.

Non si può, dopo tanti piacevoli sacrifici, non percepire un pizzico di orgoglio nel sentir bussare alla porta del “Piccolo Teatro” per “avere una parte”, anche di “passante…muto”, specialmente quando la richiesta viene dai giovani.

Infatti, nel solco della sua lunga tradizione e facendo tesoro dell’esperienza artistica, ma anche “didattica” ed “educativa” maturata negli anni, la nostra Cooperativa ha organizzato nel 2002 e nel 2004 due Progetti teatrali rivolti ai giovani, che hanno visto la partecipazione entusiasta e qualificata di un incredibile numero di ragazzi.

Le attività di recitazione, danza e canto sono culminate nella messa in scena di due commedie musicali: “I Sogni in Palcoscenico” e “Storie di Regnanti, di pupi e di pupari”. Le basi musicali delle due commedie sono state realizzate interamente dal maestro Carlo Vaiasuso, che per la prima ha anche realizzato degli arrangiamenti originali di grande suggestione. Le coreografie di entrambi gli spettacoli sono state curate dalla straordinaria Giusy Vesco, del New Ballet Studio Duncan, la quale con una carica umana fuori dal comune ed una sensibilità artistica di livello assoluto, ha saputo coinvolgere ragazzi che per la prima volta si avvicinavano alla danza in un percorso artistico veramente degno di nota. La regia delle due rappresentazioni è stata curata da Nato Stabile.

Se Eduardo ha ragione quando afferma che “recitare significa vivere sulla scena quello che gli altri nella vita recitano male” crediamo di avere testimoniato, in tutti questi anni, le emozioni più diverse dell’animo umano e se le abbiamo trasmesse a chi ha seguito e sostenuto la nostra avventura, il nostro traguardo è raggiunto.

Un grazie a quei tanti fedelissimi abbonati che come tifosi “ultras” alla fine di ogni stagione, seppure costellata da compagnie di primissimo piano, ci confidano con compiaciuta convinzione: “Io preferisco sempre il teatro che fate voi!”.